Un Bambiraptor, un Tirannosauro Rex, uno Stegosauro e un Apatosauro sono solo quattro dei protagonisti dello zoo fossile presentato dalla mostra. Uno zoo che ogni visitatore potrà esplorare attraverso l’uso di moderni software e tecnologie che i paleontologi sfruttano per studiare e reinterpretare molti dei più intriganti misteri sui dinosauri: come si muovevano, come si comportavano e soprattutto come e perché si siano improvvisamente estinti e quale sia il legame con gli uccelli che oggi popolano il nostro pianeta.
La mostra è la prova di come scienze diverse quali la robotica, la bioingegneria e la paleontologia condividano campi d’indagine e tecniche di osservazione che anche il visitatore potrà usare, come nel caso del modello di Apatosauro lungo 18 metri e collegato ad un sistema interattivo che analizza la mobilità del collo e della coda.
La mostra allestita a Gubbio, non distante dalle gole del Bottaccione, sito geologico unico per le teorie sull’estinzione dei dinosauri presenta, oltre a fossili originali e ricostruzioni di scheletri, una carrellata di ecosistemi preistorici nei quali i dinosauri hanno vissuto. Fra i più spettacolari quello del Liaoning, nel nord est della Cina, ricostruito con diorami di grandi dimensioni che aiutano a comprendere come il pianeta si sia trasformato e come queste trasformazioni abbiano influito sull’esistenza delle “terribili lucertole”.